la finanza islamica

Quali sono le caratteristiche della finanza islamica ? Si tratta di un sistema estremamente diverso da quello a cui siamo abituati : alle regole della finanza fa prevalere quelle di natura etica e religiosa, a cui le operazioni di banche, società e privati devono sottostare. La finanza islamica, infatti, si basa su regole fondate sul rispetto del Sacro Corano e della Sharìa. Scopriamo i quattro pilastri che la fondano e che la rendono oggi un modello alternativo e attraente. 

1) RIBA  Tutte le regole ruotano intorno al divieto della RIBA, termine che significa interessi. Prestare denaro ad interesse è usura! Proibito non solo ai singoli ma anche alle banche, perché non è concepibile che possa esistere un guadagnoo ad esso correlato… In pratica, non si possono fare soldi dai soldi. Ciò in teoria dovrebbe escludere il ricorso a prodotti derivati come quelli che hanno provocato la crisi in Occidente.  Vige pertanto il divieto assoluto dei prestiti a interesse (così tipici delle banche italiane), dato che gli interessi, anche minimi, sono paragonati dal Sacro Corano all’usura.  Per finanziare l'acquisto di immobili, ad esempio le banche islamiche devono possedere quote di proprietà delle case piuttosto che stipulare una comune ipoteca sull'immobile. In pratica, le banche, invece di far aprire un mutuo da restituire con i tassi d’interesse, acquistano esse stesse l’immobile che poi affittano al privato. Il quale, una volta terminato di pagare le rate dell'affitto, più una commissione sul servizio (il guadagno della banca), riscatta la casa diventandone proprietario.   


2) SUKUK  Sono le obbligazioni islamiche, che negli ultimi anni stanno conoscendo molta fortuna. L’investitore concede alla banca un capitale, e la banca provvede a investirlo in un’attività reale, riscuotendo i profitti generati dall’investimento effettuato.  È prevista la condivisione dei rischi e dei profitti tra creditore e debitore, in modo che siano presi in considerazione solo investimenti potenzialmente validi.  Viene affermato il diritto-dovere alla trasparenza e chiarezza dei contratti.   In Italia nelle obbligazioni tradizionali, invece, l’investitore riceve indietro, a periodi prestabiliti, il suo capitale investito e una remunerazione a titolo di interesse, cosa che nell’Islam è severamente vietata.  

3) GHARAR  Ogni transazione deve essere certa, cioè possibilmente priva di rischi o irragionevoli incertezze… Il termine che sta ad indicare anche il trarre vantaggio dalla mancanza di informazioni, perciò è proibito stipulare un contratto legandolo ad eventi ignoti.  Per il principio del Ghar?r, è immorale qualunque interesse legato a una presenza di rischio e incertezza, quindi è proibito ricorrere o prestare denaro a persone fisiche e giuridiche che praticano la leva finanziaria, il carry trade, e altre forme di speculazione e l'arbitraggio.   

4) MUDARABA  Potremmo definirlo una sorta di "Venture Capitalism ante litteram", dove chi presta il capitale corre il rischio di perdite se l'affare va male e chi partecipa con il lavoro corre il rischio di lavorare senza guadagnare ma è totalmente protetto dal rischio di finire sommerso dai debiti.  A corollario di questo principio, sono fortemente incentivati gli investimenti di carattere sociale. Mentre secondo la tradizione italiana e occidentale è semplicemente possibile investire in modo responsabile per l'Islam ciò è strettamente obbligatorio.  Questo principio include l'obbligo/garanzia di assicurazione che i propri soldi non sono utilizzati per scopi non etici, come ad esempio droghe, armi, alcol, pornografia e terrorismo.   Dall'evidenza di come questi principi, tutti insieme, penalizzano alcuni ambiti dell'attività bancaria che non possono generare profitti e quindi nessuna remunerazione del capitale prestato come il credito al consumo e i mutui ipotecari e immobiliari.   Emerge la direzione verso la quale si orientano le banche islamiche: i prestiti agli investimenti produttivi ed etici, gli unici che permettono una remunerazione, compatibile con il diritto islamico.  Questa elevata propensione al finanziamento alle imprese sta alla base del recente successo di questo modello finanziario che prevede un "sottostante" reale e non di liquidità.

1 commenti

Davide :
Basta spolverare la superficie, che ciò che appare come ovvio, diventa assurdo e ciò che ci pare assurdo, acquista ragion d'essere. | lunedì 21 settembre 2015 12:00 Rispondi

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